C’era una volta…

BoE

La Bank of England sarà considerata come ac comodan te, così come lo sono state la BCEe la Fed?

04.08

US PAYROLLS

Ilmercato ac coglierebbe con favore indicazioni di moderazione del mercato del lavoro US come un segnale di allentamento delle pressioni inflazionistiche.

05.08

CPI AMERICANO

Dopo il forte calo delle materie prime,il mercato si aspetta un significativo rallentamento dell’inflazione.

10.08

BILANCIA COMMERCIALE UE

La bilancia commerciale dell’UE continuerà a peggiorare a causa dell’aumento delle bollette energetiche?

16.08

  • Ilmercato ha reagito alle ultime riunioni della Fed e della BCE come se le banche centrali a breve dovessero fare un passo indietro.
  • Il PIL americano si è già contratto per due trimestri consecutivi, rientrando quindi nella definizione di «recessione tecnica» e gli indici di fiducia  avvertono che sono possibili ulteriori rallentamenti.
  • Se le banche centrali dovessero confermare un cambiamento di posizione e che l’attuale rallentamento può essere gestito senza innescare una recessione, allora i mercati potrebbero aver raggiunto un minimo a lungo termine. In caso contrario, il recente rimbalzo si rivelerà essere solo un altro rally del mercato ribassista.

Il tanto atteso rimbalzo è finalmente arrivato, spinto dalle banche centrali o, più probabilmente, dall’interpretazione del mercato di quanto affermato da Lagarde e Powell durante le conferenze stampa a seguito degli incontri delle banche centrali.

Iniziamo dalla BCE.

Anche se Lagarde ha affermato che la priorità della BCE è garantire il calo dell’inflazione, messaggio che dovrebbe suggerire una politica monetaria più restrittiva dato che l’inflazione è ancora in aumento e che la crisi energetica in corso in Europa è presagio di ulteriori rialzi, il mercato ha reagito con un movimento corale al ribasso dei tassi europei, interessando sia l’estremità corta che quella lunga delle curve, i paesi core e quelli periferici. Questo nonostante il fatto che l’inflazione europea abbia raggiunto un nuovo massimo a luglio. Quello su cui il mercato si è concentrato sono i rischi di rallentamento economico e il fatto che il nuovo strumento (TPI, Transmission Protection Mechanism) annunciato dalla BCE per prevenire movimenti indesiderati sui titoli di Stato europei non ha limiti dimensionali.

Se si dovesse effettivamente verificare un rallentamento economico, sarà più difficile per la BCE aumentare i tassi e in ogni caso il rallentamento stesso porterà a un ritorno dell’inflazione, quindi la BCE, come precedentemente annunciato, dovrà essere tenace. Di conseguenza, il mercato ora presume che i tassi ufficiali in Europa non raggiungeranno nemmeno l’1%.

Invece, la riduzione dei tassi in tutta Europa è probabilmente più correlata al fatto che il mercato ha interpretato la dimensione illimitata del TPI, come se la BCE fosse disposta ad attuare una politica di controllo della curva dei rendimenti come fatto dalla Bank of Japan nei mesi scorsi. Poiché la BoJ è riuscita ad evitare un aumento dei tassi di mercato, non c’è motivo per cui i tassi debbano aumentare in Europa.

Tuttavia, questo sembra un controsenso poiché, come ha affermato Lagarde, il TPI è uno strumento che dovrebbe garantire la trasmissione della politica monetaria della BCE. Attualmente, la BCE ha annunciato una politica monetaria restrittiva per garantire un calo dell’inflazione. Gli acquisti illimitati di obbligazioni non sono altro che un QE illimitato (quindi più potente di quello appena concluso, di dimensioni contenute), ovvero uno strumento utilizzato per allentare la politica monetaria (con conseguenze inflazionistiche). L’uso del TPI è concepibile solo se, e solo dopo, una risalita dei tassi di interesse in tutta (o parte) Europa a livelli indesiderati. È assolutamente irrealistico immaginare di usarlo con l’obiettivo di limitare i tassi nell’attuale contesto inflazionistico.

Nonostante ciò, i tassi in Europa (sia sul lato corto che lungo della curva) nell’ultimo mese hanno ripercorso circa la metà dei rialzi da inizio anno. L’osservazione più sorprendente, tuttavia, è arrivata da Powell durante l’ultima conferenza stampa tenuta dopo la riunione della Fed. Il presidente ha affermato che con il rialzo dei tassi al 2,25%-2,5%, la «politica monetaria della Fed è ora in territorio neutrale», un livello che non è più accomodante, né stimola né rallenta l’economia o l’inflazione. Tale affermazione è stata interpretata come se la banca centrale americana creda che l’attuale ciclo di rialzo dei tassi sia vicino alla fine, o che la Fed rallenterà almeno il ritmo dell’attuale stretta monetaria. Oltre a questo, Powell ha ribadito più volte che l’economia potrebbe rallentare nei prossimi mesi, favorendo un calo dell’inflazione, ma ha anche insistito sulla sua convinzione che la Fed sarà probabilmente in grado di impedire che l’economia scivoli in recessione.

Nei giorni dopo la conferenza, diversi economisti, tra cui El Erian e Larry Summers, nonché importanti giornali come il Wall Street Journal, hanno criticato con forza queste affermazioni, in particolare quella sul livello neutrale dei tassi di interesse. Citando il Wall Street Journal, «non per essere scortesi, ma quando il tasso sui fondi federali era del 2%-2,25% nell’ottobre 2018, Powell ha detto “siamo molto lontani dalla neutralità” sui tassi di interesse. Il tasso di inflazione dell’epoca era di appena 2,5%. I tempi e le circostanze cambiano, ma il significato di “neutrale” non può essere cambiato così tanto».

Larry Summers ha fatto commenti simili, affermando che il livello neutro dei tassi dipende anche dal livello di inflazione e «Se pensi che [2,25% -2,50%] sia neutrale, stai valutando male la posizione della politica in modo fondamentale». Ha anche aggiunto che «è lo stesso tipo di aspettative velleitarie, per essere schietti, che ci ha portato ad avere i problemi che abbiamo ora, con l’uso del termine ‘transitorio’».

Infine, i dati sul PIL americano pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato la prima contrazione trimestrale consecutiva, in calo dello 0,9% annualizzato. Di norma una recessione è definita tale con due trimestri consecutivi di contrazione del PIL. Tuttavia, il presidente Biden e il segretario al Tesoro Yellen hanno voluto affermare che sitrattava solo di una «recessione tecnica».

Una «recessione tecnica» è definita come una situazione in cui il PIL si contrae per due trimestri consecutivi per mere cause statistiche, ma senza un calo generalizzato dell’attività economica. Considerando che consumi e occupazione (due delle principali metriche che normalmente si contraggono durante una recessione) sono ancora forti, c’è la possibilità che non si sia davvero in recessione. L’ultima parola spetta al National Bureau of Economic Research, che di solito però impiega parecchio tempo prima di pronunciarsi sull’argomento in modo da pesare correttamente tutti gli indicatori.

Nel frattempo, prevale la posizione dell’amministrazione Biden secondo cui l’attuale rallentamento dovrebbe essere liquidato come una recessione tecnica. Duro, il calo della fiducia delle imprese, misurato dagli indici S&P Global PMI, che si stanno avvicinando o superando il livello 50, soglia tra espansione e recessione, così come il crollo della fiducia dei consumatori al livello più basso mai registrato non fa presagire bene per il futuro.

Fonte: Bloomberg

Fonte: Bloomberg

Negli ultimi giorni, il mercato è stato disposto a credere che le banche centrali abbiano cambiato posizione diventando meno agguerrite e più vicine alla fine del loro ciclo di rialzo dei tassi di interesse (o addirittura pronte a iniettare liquidità attraverso acquisti illimitati di obbligazioni), che l’inflazione stia per placarsi grazie a un rallentamento economico che non si tradurrà in una recessione e che i due trimestri di crescita negativa negli Stati Uniti sono una mera recessione tecnica.

Se si dovesse rivelare corretto, c’è la possibilità che i mercati azionari a giugno abbiano toccato un minimo di medio/lungo termine. In caso negativo, il recente rimbalzo si rivelerà essere un altro rally del mercato  ribassista simile a quello verificatosi da metà marzo a inizio aprile e dovrebbe essere sfruttato per ridurre le esposizioni azionarie per coloro che sono stati colti sovraesposti al mercato azionario .

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